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Messina - La lettera d'addio del presidente di Lullo è l'atto finale di una gestione che stava già sgretolandosi man mano che la squadra si sgonfiava. L'unico appiglio al quale la società si era aggrappato, in una gestione economica a perdere, erano i risultati in campo. Quelli, purtroppo, non sono arrivati. L'equazione di dicembre, quando i puntelli sono arrivati, non hanno prodotto il risultato sperato. Colpa della società? I detrattori dicono di sì, pronti ora a uscire lo champagne dal frigo. Via questi imbroglioni, capaci solo di vendere fumo, come se la barca di soldi (almeno un milione di euro a detta di Di Mascio) andata in fumo siano bruscolini. Allora diciamo una cosa. Di errori, soprattutto d'impostazione, l'Acr ne ha compiuti e quando ha tentato di sistemare la baracca in corsa, l'andazzo non è mutato. Squadra bella a guardarsi allo specchio ma con poca personalità. Solite amnesie e solo qualche sprazzo di lucidità che non ha dato continuità nei risultati. Fino a due mesi fa, questi "mercenari" ci credevano. Con tutti gli errori compiuti e qualche scricchiolio nello spogliatoio, il Messina poteva e doveva lottare per uno posto al sole. Il presidente Di Lullo, all'indomani della vittoria di Sapri, si sbilanciò al punto tale da sperare addirittura all'aggancio in vetta. Un piazzamento nei play off, con l'ipotesi ripescaggio, era il minimo che la proprietà si aspettava da questo campionato. Invece niente e in una gestione a perdere, non approdare tra i professionisti ha fatto saltare il banco.
Tra le righe della lettera che annuncia la fine di questo percorso, Di Lullo lancia strali a chi lo avrebbe consigliato male. Nel calcio spesso succede, basta pensare alla catastrofe dei Franza. Non sappiamo se il mago Fabiani si sia sentito tirato in ballo, diciamo però che qualcosa si è rotto, guarda caso, dopo il suo disimpegno in quest'avventura in riva allo Stretto. E' mancata, con tutto il rispetto per l'instancabile ds Avallone, una figura forte che avrebbe funzionato da collante in un gruppo che invece in campo si è quasi sempre sfaldato.
Diceva la buonanima di Scoglio che a Messina, per ottenere risultati, servono soprattutto "nà stampa e nà tifoseria". La prima, a torto o a ragione, ha subito preso a pernacchie questi "loschi personaggi", coprendoli d'insulti (forse per il richiamo di qualche sirenetta che poi ha fatto danno altrove), per poi ricredersi a dicembre. I secondi, ancora sotto choc dopo lo tsunami dei Franza, sono stati freddini ma vanno capiti. Se neanche il "colpaccio" Di Napoli, un extralusso per la serie D, ha acceso la lampadina dell'entusiasmo, un motivo ci sarà. La città è scarica, ha mille problemi e la testa altrove. "Messina si deve svegliare, nessuno ci dà una mano. Dove sono gli imprenditori?", ammonì Di Mascio tempo fa. Già, gli imprenditori. Ora tocca a loro (la politica meglio lasciarla stare). Su quelli nostrani speranze zero, dei "chiacchieroni" ne abbiamo le tasche piene. Se qualche altro "pazzo" vuole accomodarsi, forse è meglio contare fino a dieci prima di sbugiardarli.
Sal.Pe.
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