|
MESSINA - Già sono pochi. Poi tra squalifiche, partite rinviate e proibizioni dall'alto (a Milazzo probabile divieto di trasferta), a questo pugno di tifosi incalliti stanno facendo passare la voglia. Ma domenica torneranno lì, in cima alla collinetta del "S. Filippo", rifugio dello zoccolo duro.
Il cuore dei veri tifosi non cessa di battere, quelli che amano solo la maglia e non i presidenti. Quelli che hanno solo voglia di calcio nostrano, dal vivo, preferendo una partitaccia di serie D, ma con la squadra del cuore, piuttosto che il grande circo del calcio che conta, con le sue pailette, le schizofrenie, i cattivi esempi.
Una volta c'eravamo anche noi in quel circo mediatico, fatto di soldi, di tanti soldi. Un patrimonio bruciato, sappiamo come. Non c'è più neanche l'Fc Messina e dalle sue ceneri è nata l'Acr. Ma i tifosi, quelli incalliti, sono sempre gli stessi. Disposti ad arrampicarsi su una collina per stare vicini a quella maglia, ai quei colori. I giocatori vanno e vengono, come i presidenti, gli allenatori, i sindaci, ma la passione non muore mai.
Quei ragazzi appollaiati lassù, con il culo sulla terra, sono i figli di quei tifosi ora stempiati che negli anni Settanta scaldavano le tavolocce del "Celeste" e sognavano un giorno di abbracciare il calcio che conta. Ora la storia di ripete e tocca stavolta ai figli di quei sognatori masticare amaro.
Domenica si torna su quella collinetta, gli altri stanno invece a casa, spaparanzati in poltrona. Telecomando in mano e televisore strafigo di ultima generazione a godersi l'altro calcio, quello dei ricchi, ma finto. Un giorno, se arriverà, se il Messina uscirà dalla polvere, qualcuno dovrà baciare in fronte quei fantastici ragazzi della collinetta.
Sal. Pe.
|